CHE COS’È davvero IL TAV ?
Il TAV – Treno ad alta velocità – è un’opera inutile, dannosa e distruttiva. Un’opera sostenuta da tutti i partiti maggioritari e sulla quale hanno puntato tutti i governi degli ultimi 20 anni. I politici di ogni schieramento sostengono che l’opera comporterà la creazione di nuovi posti di lavoro e servirà a mantenere l’Italia all’interno dei circuiti commerciali europei. In realtà i lavoratori coinvolti sarebbero per lo più specializzati e il loro numero sarebbe comunque irrisorio, rispetto alla spesa di denaro pubblico, che si aggira intorno ai 20 miliardi di euro ( 1 cm di tav costa 1300 euro), quando con minor spesa e maggior occupazione si potrebbero ristrutturare infrastrutture come scuole e ospedali o mettere in sicurezza i territori soggetti a rischio frane e alluvioni. Per quanto riguarda il commercio la realizzazione dell’opera non è per nulla essenziale: i progetti risalgono infatti a vent’anni fa, quando ancora non si poteva immaginare l’attuale crisi economica e soprattutto il crollo del traffico merci su quella tratta, che negli ultimi anni è calato del 35%. In più esistono già in val di Susa autostrade e ferrovie che collegano l’Italia alla Francia. L’unico risultato certo sarebbe quindi la devastazione dell’ambiente della valle. Devastazione iniziata con l’occupazione militare del cantiere-fortino.
Questa infatti è stata la risposta dello Stato a coloro che protestavano e che tuttora cercano di far sentire la propria voce per impedire la costruzione della linea ad alta velocità. Arresti, detenzioni in carcere e ai domiciliari, fogli di via e denunce di ogni tipo non si sono fatti attendere per diversi attivisti. Queste operazioni, iniziate dopo lo sgombero della Libera Repubblica della Maddalena (27/06/2011), si sono riproposte pesantemente il 26 gennaio scorso, quando sono stati effettuati arresti in tutta Italia con accuse legate agli eventi dell’estate passata. Ma la repressione di questi ultimi tempi non è mai riuscita a fermare la lotta del movimento NO TAV, che non ha mai smesso di dimostrare la propria piena solidarietà a TUTTI i colpiti dalla violenza dello Stato. E neppure la militarizzazione vera e propria della valle è stata capace di intimorire i NO TAV nel proseguire la loro lotta.
IL PROSSIMO APPUNTAMENTO È SABATO 25 FEBBRAIO, alla manifestazione nazionale che partirà da Bussoleno per arrivare a Susa, quando ancora una volta il popolo NO TAV dimostrerà che la lotta portata avanti da più di vent’anni, contro lo scempio della val di Susa, non è condotta da una minoranza di montanari contro il “progresso”, e che non è divisa tra buoni e cattivi, ma è un importante movimento composto da uomini e donne, giovani e meno giovani, al di fuori di logiche di partito o di Potere, accomunati dal desiderio di vivere liberi sulla propria terra.
Essere NO TAV non significa quindi “solo” opporsi ad un’opera inutile, dannosa e costosa, ma significa anche evidenziare giorno dopo giorno l’essenza del sistema capitalistico vigente, che in nome del profitto sfrutta e distrugge l’ambiente, mercificando senza sosta il territorio. Essere NO TAV significa schierarsi a difesa della natura e dell’uomo, che è quotidianamente schiavo di questo sistema produttivo ed economico.
Lottare contro il TAV vuol dire battersi affinché la terra non sia solo fonte di guadagno per pochi potenti, ma perché sia una casa per noi e per coloro che verranno.
COMUNICATO DI SOLIDARIETA’ CON I NO TAV ARRESTATI IL 26 GENNAIO
All’alba di giovedì 26 gennaio si è consumato l’ennesimo tentativo di criminalizzazione del movimento NO TAV, con a seguire la consueta gara massmediatica di menzogne. Compagne e compagni che sono oggi rinchiusi in una prigione, agli arresti domiciliari o stanno subendo altre misure che limitano la loro libertà unicamente per aver resistito all’arroganza statale. Queste misure repressive non sono le prime che colpiscono il movimento, quest’estate ci sono stati arresti, innumerevoli denunce e fogli di via, perquisizioni, oltre alla violenza fisica delle forze dell’ordine.
Gli arresti di questi giorni non sono che la giustificazione di tutte le violenze poliziesche di questa estate, dell’assalto militare alla Libera Repubblica, e dell’istituzione dell’area del cantiere come area di Interesse Strategico Militare. La criminalizzazione dei NO TAV è il contrappasso necessario per giustificare la presenza dei militari nel cantiere fortino.
A condurre questa infame operazione è Giancarlo Caselli, il paladino dell’antimafia, che perseguita i NO TAV in nome della legge, schierandosi a difesa dei padroni e dei mafiosi che sulla TAV non fanno che lucrare. Solo in apparenza un paradosso, di una magistratura che, in quanto organo statale, non può che difendere gli interessi di potenti e mafiosi.
In quest’ultimo anno la determinazione del movimento è notevolmente aumentata. E l’esperienza della Libera Repubblica della Maddalena ha mostrato come i NO TAV non si battano “solo” contro un’opera devastante, ma anche per un ripensamento complessivo dello sviluppo tecnologico, e dell’organizzazione della società intera.
La Libera Repubblica ha rappresentato la possibilità concreta di vivere senza lo Stato, in armonia e lontano dalle logiche gerarchiche che invadono il mondo. In quel posto molti hanno imparato a costruire una barricata, difendendo la natura dallo scempio irrazionale del capitalismo. Vite diverse si sono potute incontrare, le relazioni umane che sono cresciute in quell’esperienza hanno intrecciato diversi modi di pensare, dando vita ad un’esperienza unica di lotta e autogestione insieme.
Oggi, dinnanzi a questa vile operazione repressiva, non possiamo che ribadire la nostra ferma intenzione a continuare a lottare, consapevoli del fatto che operazioni di questo tipo dimostrino più la loro che non la nostra di paura. Ribadire la nostra solidale vicinanza a tutti gli arrestati, speranzosi di rivederli al più presto al nostro fianco sulle barricate.
Liber* tutt* Liber* subito
CAST (Collettivo Anarchico Studentesco Torinese)
VIA I FASCISTI DALLE CITTÀ
Da anni i giornali sono quotidianamente infestati da smanie securitarie. Ogni occasione è buona per questi sciacalli, e al minimo caso di cronaca scoppia l’indignazione generale: “Più polizia! Più controlli! Bisogna usare la mano pesante con chi sgarra!” grida la gente inferocita. Per non parlare dei casi in cui, a tutto questo si aggiungono le ossessioni identitarie e razziste, e sia l’immigrato a diventare il delinquente. In questo caso all’indignazione si aggiunge l’odio, e la gente si riversa per le strade, chiedendo “giustizia” e Sicurezza, e spesso procedendo da sé… Questo è quello che è successo solo un mese fa nella periferia di Torino: un campo rom dato alle fiamme in nome della “sicurezza” del quartiere.
Ma camminando per le strade ci sentiamo ora più sicuri? Le Forze dell’Ordine e i Militari occupano le città, e mentre ventiquattro ore al giorno ci spiano, schedano, perquisiscono, fascisti e razzisti di ogni genere, si muovono liberamente, aggredendo i cosiddetti “diversi”: immigrati, omosessuali, antifascisti.
A questo proposito non si può non menzionare quanto avvenuto a Firenze pochi giorni dopo l’accaduto alla Continassa .Un fascista tenta la strage e ci riesce: uccide Mor Diop e Samb Modou, e ferisce gravemente altri tre ragazzi, anche loro di origine senegalese. Non un caso isolato o un atto di pazzia, ma un vero e proprio tentativo di pulizia etnica. Un’aggressione tra le tante che ogni giorno subiscono gli immigrati ma non solo. Proprio a Torino diversi antifascisti sono stati recentemente aggrediti da gruppi di neofascisti.
Neofascisti che dopo anni di pacchetti sicurezza, continui allarmismi contro i clandestini, giornali che spesso spingono verso l’odio etnico, hanno rialzato la testa e trovato nuova legittimazione, spesso riuscendo a canalizzare il malessere diffuso – generato dalle pessime condizioni di vita in cui si è costretti – contro il “diverso”.
In più la repressione nei confronti degli antifascisti è a livelli altissimi,e nel solo periodo di gennaio-giugno si sono contati ben 325 provvedimenti in tutta Italia tra denunce, arresti, perquisizioni e obblighi di dimora [1]. Ma questo non ci stupisce.
Solo nella nostra città ci sono alcuni loschi figuri che sono passati da essere noti picchiatori fascisti a onorevoli deputati, come Agostino Ghiglia, o personaggi che da giovani militavano in gruppi neonazisti e che oggi ricoprono la carica di europarlamentare e continuano ad incitare assurde pulizie etniche, Mario Borghezio della Lega Nord.
Ben coperti dalle istituzioni amiche e dalla polizia compiacente, risorgono gruppi che fanno riferimento esplicito al ventennio: CASAPOUND , FORZA NUOVA. Queste organizzazioni mirano a legittimarsi nei quartieri popolari delle città, attraverso politiche sul diritto alla casa o contro il precariato. Leggendo però attentamente si scopre che i programmi pseudo-socialisti sono utili solo a giustificare le politiche contro gli immigrati, colpevoli di ogni fenomeno di delinquenza, e contro i nomadi, rapitori di bambini italiani e stupratori di donne italiane. Dietro questi luoghi comuni, diffusi prontamente dai media( La Stampa, Torino Cronaca, solo per citarne alcuni), si giustificano aggressioni a chi sta peggio, agli antiautoritari e agli antifascisti in genere.
Insomma, il fascismo di ieri è tornato nelle strade e forse non se n’è mai andato. Oggi più che mai occorre difendersi dalle aggressioni fasciste e dalla repressione poliziesca. Non si può più aspettare. L’azione antifascista deve essere praticata adesso, scacciando i razzisti e i fascisti di sempre dai quartieri e dalle città.
Solo un anno fa a Cuneo un centinaio di antifascisti tentava di impedire l’apertura di una sede di CASAPOUND. Il tutto terminò con inevitabili scontri con i fasci e con la polizia (schierata in difesa della sede).
A maggio vennero eseguite 20 perquisizioni e denunce, due arresti e domiciliari e firme per altri imputati libertari. Tuttora il processo ai loro danni continua, e Casapound può vantarsi di aver aperto la sede cuneese.
Occorre più che mai che l’antifascismo divenga pratica di lotta quotidiana, per riaffermare valori che sono stati inquinati e distorti dalle abili mani delle Istituzioni. Pensare di relegare la lotta a qualcun’ altro significa arrendersi di fronte alla realtà, fatta di violenza ed ingiustizia, e rendersene complici.
Scegliere di lottare in prima persona è il primo passo per sconfiggere l’indifferenza e i fascismi di ogni tempo.
SABATO 21 GENNAIO 2012 A CUNEO
davanti alla stazione alle ore 16
CORTEO ANTIFASCISTA
[1] Si veda a tal proposito il “Report Antifascista sui legami tra Istituzioni e Casapound”.
Incontro nazionale delle studentesse e degli studenti anarchici e libertari
Incontro nazionale delle studentesse e degli studenti anarchici e libertari
17 -18 dicembre 2011 – Bologna, Circolo Anarchico Berneri, piazza di Porta Santo Stefano, 1
E’ da alcuni di questi che nasce l’esigenza di stabilire contatti, creare solidarietà, aprire un dibattito comune, cercare momenti di coordinazione, ma innanzitutto conoscersi.Da qui nasce l’incontro nazionale delle studentesse e degli studenti anarchici a Bologna.
L’incontro sarà un’occasione per i collettivi ed i gruppi, come per i singoli compagni, di presentare la propria realtà ed iniziare a costruire dei contatti più solidi a livello nazionale. In particolare l’intenzione è quella di creare un momento di dibattito specifico sulle prospettive di un intervento anarchico e libertario nella scuola e nell’università. Per questo riteniamo importante anche confrontare letture e riflessioni sulle mobilitazioni studentesche degli ultimi anni. Mobilitazioni intense e di grande partecipazione, che però si sono sempre mantenute sul piano della semplice opposizione studentesca a singoli decreti o riforme, senza peraltro riuscire ad ottenere alcun risultato.Questo appuntamento vuole essere un momento di confronto reale sulle rispettive esperienze locali, sul movimento studentesco, su possibili prospettive comuni.
Dopo le mobilitazioni studentesche degli ultimi anni, di fronte agli attacchi sempre più duri da parte dei governi e dei padroni agli studenti, ai lavoratori, ai precari, ai migranti, ai disoccupati, pensiamo che ora più che mai sia necessario costruire questi spazi di dibattito.
Invitiamo a partecipare tutte le compagne ed i compagni, tutti i collettivi ed i gruppi interessati.
potete contattarci scrivendoci a studentianarchici @ autistici.org
Student* anarchic*
ANCORA UNA VOLTA : NO TAV!
La linea ferroviaria ad alta velocità Torino Lione è un’opera inutile, costosa e dannosa. Il costo della realizzazione, solo secondo le previsioni, è di 22 mld di euro, un centimetro di TAV costerà 1300 € quanto il salario medio di un lavoratore, e le spese di manutenzione 450 milioni di euro l’anno mentre il contributo dell’UE corrisponde solamente a 671 mln di euro. E’ inutile, poichè il traffico merci sulla ferrovia del Frejus dal 2000 al 2010 è più che dimezzato. Inoltre esiste già una linea sfruttata solo al 20% delle possibilità. E’ dannosa, per la presenza amianto e mineralizzazioni di uranio nell’area del tracciato del tunnel che con i lavori si disperderebbero nell’aria e provocherebbero tumori e alterazioni del DNA..
La recinzione dell’area in cui dovrebbe sorgere il cantiere (che ancora non c’è) è stata imposta con la forza e la violenza da parte dello stato: il 27/6 gli uomini in divisa hanno assaltato chi aveva deciso di presidiare la zona, anche usando gas molto tossici (gas CS). La resistenza è stata forte e determinata durante tutta l’estate, con continue mobilitazioni e azioni di disturbo. Ad oggi la zona è militarizzata, presidiata dalle forze del dis-ordine e da militari dell’esercito italiano . Per chi oserà violarla la repressione sarà durissima: dai 3 ai 12 mesi di carcere.
E’ importante esprimere il proprio dissenso e lottare contro il TAV, l’attacco all’ambiente e la militarizzazione dell’area: l’8 dicembre a Susa sei invitato a partecipare alla manifestazione, a sei anni dalla presa di Venaus.
APPUNTAMENTO GIOVEDI' 8 DICEMBRE ORE 10.00
ALLA STAZIONE DI SUSA
AZIONE DIRETTA UNICA VIA
Il capitalismo sta mostrando la sua vera faccia, quel poco di welfare, che era stato concesso per raffreddare gli animi di chi reclamava un po’ di uguaglianza, a poco a poco sarà eroso dalle fauci della finanza. Miseria distruzione e morte ecco ciò che resta. I partiti di sinistra e i sindacati cercano in ogni modo di salvare il salvabile. Gridano alla pace e alla coesione sociale, si riempiono la bocca di parole come giustizia ed equità. Vaselina, questo sono. Il sistema non è riformabile tanto meno migliorabile una semplice azione è utile fare: sovvertirlo. Come? Certamente non ripetendo le pratiche di questi ultimi anni di protesta. Lotte finalizzate alla conquista di qualche riga di giornale, convinti che gli stessi giornali, mezzo di controllo e di costruzione dell’opinione pubblica, possano diventare mezzo per rivendicare qualche diritto. Ancora più miope è pensare di poter assediare i palazzi del “potere”. Il parlamento o il palazzo della regione sono solo l’apice della piramide repressiva, se si attaccassero, la struttura rimarrebbe in piedi. E’ molto più efficace smontare, o distruggere, la base. Telecamere, polizia, militari, carceri, manicomi, CIE, frontiere, chiese, fabbriche, mass media, scuole sono solo alcune delle appendici che sorreggono lo stato e il capitale. Occupare una scuola può essere l’inizio. Creare una piccola TAZ (Temporary Autonomous Zones) caratterizzata da rapporti orizzontali non gerarchici; un luogo in cui il sapere non è trasmesso verticalmente per creare nuovi cittadini, lavoratori ubbidienti o anonimi burocrati, ma scambiato e prodotto liberamente per soddisfare la curiosità di ogni individuo. In una scuola occupata si può sperimentare una società altra, autonoma da rapporti statuali, ma libera anche da presidi, rappresentanti, regolamenti d’istituto e programmi scolastici. Siamo consapevoli che una tale esperienze non può durare a lungo: in poco tempo sarà repressa o peggio istituzionalizzata e regolamentata. Ma se improvvisamente questi focolai di autogestione iniziassero ad accendersi in più luoghi in modo incontrollato, per lo Stato sarebbe molto difficile controllarli. Occupare case, creare Libere Repubbliche come in Val Susa, bloccare le vie di comunicazione, gli scioperi selvaggi o i sabotaggi sono altre forme di azioni diretta che di questi tempi possono far male davvero a chi pretende di governarci. La scelta è ampia. Spetta solo a noi decidere se chinare la testa o riprenderci la libertà di cui siamo molto a credito.
CONTRO TUTTE LE GUERRE E I MILITARI
Città rase al suolo, case saccheggiate e poi bruciate, sangue ovunque, morti e cadaveri putrefatti tra le rovine di un villaggio distrutto.
Così deve apparire la guerra agli occhi di un bambino afghano. Non servono altre parole per comprendere l’essenza della guerra: la distruzione.
Ma la guerra non è “solo” questo…
Dai due grandi conflitti mondiali ad oggi molti aspetti relativi alla guerra sono mutati.
La guerra ha forse mostrato il suo vero volto soltanto adesso in maniera esplicita .
I militari non stanno più accovacciati nelle trincee e lontani dalle case delle persone comuni.
La guerra è entrata nelle nostre strade e città.
Il 4 agosto 2008 è entrata in azione l’operazione“Strade Sicure” voluta dal Ministro della Difesa. Questa operazione militare è tuttora attiva e si prefigge l’obiettivo di aiutare le forze di polizia locali nel controllare e vigilare situazioni complesse in “obiettivi sensibili”.
E quindi?
Da allora le nostre città sono militarizzate. Basta guardare Torino per capire a cosa servono i militari(?) :
stanno di stanza al C.I.E.(Centro di Identificazione ed Espulsione), dove aiutano gli sbirri a malmenare e reprimere chi si ribella e cerca di fuggire da lì, altri stanno a Porta Palazzo, dove fanno la caccia al clandestino, e altri ancora difendono il Duomo…
Le nostre vite sono perennemente controllate da uomini in divisa e telecamere. Infatti l’ utilizzo dei militari per le strade rientra in una logica di controllo più ampia e complessa.
Tutta la nostra vita è spiata: dalle chiamate telefoniche, alle chat di internet.
Ma l’obiettivo dello Stato non è semplicemente quello di reprimere preventivamente ogni nostro possibile moto di ribellione individuale o collettivo per mezzo del controllo; l’obiettivo più alto che lo Stato si è posto è quello di rendere normale la guerra agli occhi di tutti. Quello che invece dobbiamo sempre tenere a mente è che il militare che passeggia per le strade di Torino non è diverso da quello che uccide e bombarda in Afghanistan.
Le mani dei militari sono tutte ugualmente sporche del sangue di innocenti e tutti i militari sono degli assassini a pagamento.
E’ bastata questa estate per comprendere tutto ciò: in Val Susa sono intervenuti anche i militari per reprimere chi lotta contro il TAV. E proprio a Chiomonte stazionano ancora adesso i Lince (mezzi corazzati usati dall’esercito italiano in Afghanistan).
Come anarchici, ma innanzitutto come esseri umani, abbiamo scelto di non stare a guardare le strade militarizzate, gli immigrati rinchiusi e poi deportati, la Val Susa assaltata e il sangue degli innocenti uccisi “per sbaglio dalle missioni di pace”.
PER FERMARE LA GUERRA OCCORRE METTERSI IN MEZZO
NON BASTANO LE PAROLE, E’ NECESSARIA L’AZIONE
TROVARE I PUNTI DEBOLI DELLA MACCHINA GUERRAFONDAIA, E SABOTARLI E’ NOSTRO COMPITO
Per iniziare insieme a lottare contro la guerra e la militarizzazione ti invitiamo a partecipare sabato 12 novembre alle ore 14.00 a Novara al corteo NO F-35 (cacciabombardieri di nuova generazione).
Sabato 12 novembre Corteo NO F35 a Novara
Da Torino ritrovo alle ore 12.30 alla stazione di Porta Susa



















